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martedì 9 febbraio 2010

I dipendenti fanno la guerra a Geronzi

Lo sconosciuto CAE serve a qualcosa


Generali/ I dipendenti fanno la guerra a Geronzi
Lunedí 08.02.2010 19:30


Nella corsa alla poltrona di comando delle Generali entra un attore del tutto inatteso: i dipendenti del gruppo. Come un fulmine in un cielo già abbastanza denso di nubi, il Comitato Aziendale Europeo (Cae) che rappresenta oltre 64mila lavoratori, interviene infatti con una nota ufficiale sul tema del rinnovo dei vertici, chiedendo ai soci stabilità della governance e una scelta di un top management che garantisca il dialogo sociale. "E' indispensabile la stabilità della governance del gruppo Generali, quale garanzia di una condotta efficace ma prudente degli affari", recita il comunicato in tre lingue (italiano, francese e inglese) diffuso urbi et orbi.

È la prima volta, nella storia del Leone, che i rappresentanti dei lavoratori intervengono pubblicamente in occasione del rinnovo delle nomine dei vertici e, pur non facendo nomi, il bersaglio dell'attacco è chiaro. Da mesi si parla infatti di Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca, come unico candidato alla successione di un Antoine Bernheim per nulla felice di uscire di scena.

Tanto chiaro che il segretario generale del Cae, Alberto Correnti, raggiunto da Affaritaliani.it spiega le ragioni dell'uscita senza mezzi termini: "La questione del rinnovo dei vertici è molto calda soprattutto all'estero, non solo in Italia. Siamo preoccupati che la credibilità delle Generali venga messa in discussione da un cambiamento che, stando a quanto si legge sui giornali, certamente non è a favore del buon nome del gruppo".

Dunque l'eventuale arrivo di Geronzi danneggerebbe il Leone? "Non abbiamo fatto nomi, perché si tratta ancora di indiscrezioni, ma vogliamo far sapere che ci proccupa molto l'eventuale aarrivo di una persona che non ha esperienze assicurative e che soprattutto viene non per sviluppare l'azienda ma solo per evitare alcuni problemi personali. Questo vorrebbe anche dire che anadare a vendere un prodotto di una compagnia guidata da un presidente così sarebbe davvero molto difficile", continua Correnti.

Insomma, un duro attacco al banchiere di Marino. E l'attuale vertice? Secondo quanto riferiscono ad Affaritaliani.it fonti interne al gruppo di Trieste, Antoine Bernheim ha molto gradito l'uscita dei suoi dipendenti. Che per lui non arriva certo di sorpresa. Il Cae aveva infatti annunciato l'intenzione di una simile presa di posizione già nell'incontro coi vertici dello scorso ottobre a Parigi, ribadendolo poi solo pochi giorni fa a Colonia.

Imbarazzi di circostanza a parte, l'85enne presidente sarebbe stato ben felice della presa di posizione, appoggiandola anche se con la dovuta discrezione. In particolare, sembra che il secondo pezzo della nota (quello in qui si parla esplicitamente del top management futuro), sia stato aggiunto solo in un secondo momento, cioè nelle ultime settimane (quando appunto il nome di Geronzi è di ventato praticamente certo), mentre nella prima versione i lavoratori si erano limitati ad esprimere il proprio apprezzamento pwer il vertice attuale.

Quello che è certo, comunque, è che sono stati i lavoratori francesi, cioè quelli a lui più vicini, ad avere l'idea e a spingere parecchio per superare le perplessità che un gesto tanto inusuale per Trieste aveva suscitato in alcuni del Cae.

"E' stata una decisione completamente autonoma - assicura Correnti -. Non unanime, certo, ma siamo molto molto preoccupati. Purtroppo non servirà a molto, ma chi arriva deve sapere che cosa il 17 di maggio, durante il primo incontro coi lavoratori, si troverà di fronte. Noi non riteniamo corretto che una scelta di questa importanza (quella del presidente, ndr) venga fatta senza tener conto delle vere necessità del gruppo. Provate a chiedere a Geronzi se sa che cos'è una polizza infortuni".



Probabilemente è stata già spedita la classica testa mozzata di cavallo al sig. Correnti.

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